Quando pensiamo all'Africa tutti pensiamo alla povertà, alle guerre, alle malattie e alla fame. Tutte queste cose sono reali, certo, perché chi può negare che l'Africa, almeno come archetipo mentale, simbolico e storico, non si identifichi con quelle cose? Ma spesso dimentichiamo che essa non è nata di certo così.
Uno dei fattori che ha segnato questo affascinante e bistrattato continente è stato il Colonialismo, che ha segnato in modo indelebile sia la sua economia che la sua politica. I coloni sfruttarono il territorio africano fino all’ultima goccia e fino all’ultima roccia, se così si può dire, provocando l'alterazione di diversi equilibri. In ambito politico ad esempio l'Africa è molto instabile: negli ultimi vent'anni – per dirne una - si sono instaurati molti regimi dittatoriali, che non cessano di provocare a loro volta infinite guerre civili e genocidi: si pensi al Ruanda nel 1994. Tutte queste cose accadono soprattutto per gli interessi dei paesi ricchi che fanno parte del cosiddetto Nord del Mondo. Anzi, spesso tali paesi fomentano le guerre per i loro “sporchi” interessi o devastano interi territori, come è avvenuto per lo sfruttamento del petrolio nel Delta del fiume Niger.
In questa situazione chi paga le conseguenze più alte sono le donne: figuriamoci se si può parlare (e siamo nel 2011) di parità fra i sessi. Le donne guadagnano meno degli uomini e il loro carico di lavoro è più alto perché si prendono cura anche della casa e dei figli. In Africa la cura della casa comprende anche la raccolta della legna e l'approvvigionamento di acqua. Queste cose diventano sempre più faticose per via della deforestazione e dell'inaridimento dei terreni, che costringono le donne a camminare più a lungo per trovare legna e pozzi da cui prendere acqua. Pensate che esse spendono più di tre ore solo per il trasporto d'acqua; in questo modo viene bruciato più di un terzo della quantità di cibo assunta durante la giornata.
In molti paesi dell'Africa la discriminazione verso le donne ha conseguenze vergognose: tre quinti dei 115 milioni di bambini che non frequentano la scuola sono femmine e due terzi degli 876 milioni di adulti analfabeti sono donne (elaborazione dati UNDP, RSU 2003).
Anche sul piano sanitario le donne sono più a rischio perché la gravidanza e il parto sono un pericolo: in Africa muoiono di parto circa 500.000 donne l'anno. Senza contare che molte volte muoiono anche a causa di aborti fatti in modo “spartano”. Ancora molto praticata poi è l' “infibulazione”, una vera e propria mutilazione dei genitali femminili. Attualmente è praticata in 28 paesi africani; l'OMS ha distinto diversi tipi di mutilazione femminile:
- la circoncisione (esportazione del clitoride);
- escissione (taglio delle labbra e del clitoride);
- infibulazione (oltre alla mutilazione suddetta, la cucitura della vulva).
In questo modo la donna non può avere rapporti sessuali fino al giorno del matrimonio, allorché lo sposo “scucirà” la vulva; dopo il parto invece la donna viene sottoposta ad un'altra infibulazione. Superfluo poi è ribadire che le culture di questi paesi non sono di aiuto alla prevenzione dell'AIDS, che guarda caso è sempre in aumento.
Venendo al turismo (che taluni considerano, forse a ragione, una sorta di “colonialismo culturale camuffato”), i luoghi da sogno e da cartolina che pullulano nel continente africano sono ovviamente un grosso richiamo per i ricchi del Nord, che vogliono rilassarsi e sfuggire, almeno temporaneamente, alle loro vite frenetiche. Quindi il turismo è in crescita; ma di chi sono i grandi alberghi di lusso? E i villaggi turistici? Di sicuro non di un povero contadino del Togo o della Costa d'Avorio, ma dei furbi o anche solo accorti imprenditori dei paesi ricchi. Certo il turismo procura entrate a negozi, ai baristi, ai tassisti. Ma crea moltissimi danni. La maggior parte dei turisti non va in questi paesi con l'intento di conoscere nuove culture e di essere rispettoso con gli abitanti, bensì con l'idea (e l’intenzione) di distrarsi e di dar sfogo alle voglie represse durante l'anno.
L'aspetto peggiore del turismo è la cultura del denaro: in parole povere, chi ha i soldi è padrone e non esiste più morale. O meglio: se paghi, nessuno viene a disturbarti con giaculatorie di tipo etico, perché comunque aiuti un paese povero e così sia. Un esempio perfetto è rappresentato dal “mercato del sesso”, che in Africa (come in altre zone del mondo: si pensi alla Thailandia, a Cuba o al Brasile) è molto fiorente e coinvolge non solo le donne, ma anche i bambini e le bambine.
Si può quindi giungere alla conclusione che in Africa esiste ancora la schiavitù: prima era la tratta degli schiavi, ora è la tratta delle donne. La dichiarazione dei diritti dell'uomo recita nel quarto articolo: “Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù, la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibiti sotto qualsiasi forma”. Tutto bello e buono; peccato che non venga quasi mai rispettato.
Ecco le principali forme di schiavitù:
- molte donne, ragazze e bambine si prostituiscono;
- molti bambini vengono adottati e subiscono abusi sessuali dalla famiglia adottiva;
- molte prostitute africane vengono portate in Europa e vendute a mafiosi locali, che le “mettono in strada”;
- diversi bambini vengono sfruttati come lavoratori (quasi a costo zero) nelle miniere illegali di diamanti;
- “Aya”.
Avete mai sentito parlare di Aya? In tutti i paesi dell'Africa esiste un sistema di sfruttamento che la cultura swahili chiama Aya. Questo meccanismo consiste nel vendere bambine o giovani donne a famiglie di città. Le donne devono lavorare senza orario e diritti per una paga mensile paragonabile a 20 euro. E molto spesso - c’era da immaginarselo - subiscono numerosi abusi sessuali.
Un'altra cosa opinabile presente ancora in alcuni paesi africani è la Shari'a, cioè la cosiddetta legge islamica o legge di Dio. La Shari'a consente la pena di morte in questi casi: l’adulterio da parte della donna (perché l'uomo può essere poligamo); la bestemmia contro Allah; l’apostasia (l'abbandono di una religione); talvolta l’omosessualità.
Per concludere: questa che ho illustrato è la condizione delle donne in Africa. Voi direte: “Ma che ci posso fare?”. Poco, lo so, ma qualcosa possiamo fare, in quanto siamo cittadini (e, nel bene o nel male, consumatori) di un paese abbastanza libero e civile. Nessun potere sta in piedi da solo: le Multinazionali e i Governi stanno in piedi grazie a noi e grazie a noi - anche se a fatica - possono essere abbattuti. Possiamo dunque far sentire la nostra voce, magari sulla Rete (Internet) e scrivere petizioni o richieste. Soprattutto se saremo in tanti, e soprattutto se abbiamo ben chiara la nostra linea d’azione. Anche un piccolo blog come questo può aiutare a rendere più consapevoli le persone e, nel mio piccolo, cercherò di non addormentarmi riguardo ai grandi problemi di questo mondo martoriato.
Wild Honey
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