Siate sempre capaci di sentire nel più profondo di voi stessi ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo: è la qualità più bella di un rivoluzionario. cit. Che Guevara

martedì 14 maggio 2013

Una ferita difficile da sanare per il Guatemala



Lo scorso 11 maggio è stato condannato ad 80 anni di carcere (dal tribunale nazionale guatemalteco) l’ex dittatore Efraín Ríos Montt:  più precisamente a 50 anni per genocidio e a 30 anni per crimini di guerra. Alla lettura della sentenza i familiari degli indios Ixil, vittime del genocidio, si sono lasciati andare a scene di lacrime e gioia: era da tempo che attendevano che venisse fatta giustizia.L‘86enne Montt, negli anni 1982-83, diede ai suoi uomini l’ordine preciso di sterminare gli indios appartenenti all’etnia Maya Ixil della regione del Quiché, a nordovest del paese. L’ex governatore ha di certo segnato il periodo più sanguinoso della guerra civile che si è consumata in questo stato dell’America centrale,  dal 1960 al 1996, provocando quasi 200mila vittime, di cui oltre l’86% indios.Certamente la sentenza non restituirà la vita ai 1.771 Maya Ixil sterminati durante la dittatura di Montt, ma sicuramente può essere definita una condanna storica e senza precedenti dato che non arriva da un tribunale internazionale, ma dalla giustizia del Guatemala.L’attuale governo ha vissuto le fasi processuali “con distacco”, ammettendo gli eccessi dell’epoca, ma rifiutando l’imputazione per genocidio: non a caso  l’odierno capo di stato, secondo alcune testimonianze documentate, all’epoca  prese parte alle spedizioni punitive contro gli indios.Il magistrato donna che ha pronunciato la sentenza ha sottolineato le atrocità commesse dall’esercito su donne e bambini Ixil: “[…] sono arrivati a strappare feti dal ventre, per estirpare quelli che chiamavano i semi cattivi.”
Innumerevoli furono le violenze  sessuali, migliaia i desaparecidos, i villaggi rasi al suolo, le case bruciate, i raccolti distrutti e gli animali uccisi…L’ex dittatore fu anche l’ideatore della cosiddetta operazione “terra bruciata” , tattica usata dai militari per contrastare la guerriglia e annientare le popolazioni indigene, che prevedeva tra l’altro l’impiego di aerei e bombardamenti contro i guerriglieri.Alle atrocità va poi aggiunta l’evacuazione forzata di circa 30.000 indios costretti ad abbandonare la loro terra natale.La campagna contro i Maya Ixil si basava sulla convinzione che questi indios fossero simpatizzanti dei guerriglieri marxisti dell’Unitad Revolucionaria Nacional Guatemalteca, la principale guerriglia di opposizione.“Siamo felici perché per molti anni ci hanno detto che il genocidio era una bugia, mentre oggi il tribunale ci ha detto che è la verità”, ha commentato Rigoberta Menchú Tum esprimendo il sentimento della maggioranza della popolazione. Per chi non la conoscesse già, la Menchú è un’attivista  guatemalteca che nel 1992 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace per l’impegno sulla questione dei diritti delle popolazioni indigene. Fin dalla tenera età ha iniziato a conoscere le ingiustizie e lo sfruttamento degli indios come lei. A cinque anni iniziò a lavorare in una piantagione di caffè in condizione di estrema povertà e violenza e in poco tempo infatti perdette amici e fratelli. Oltre ad essere la più giovane vincitrice del premio Nobel, la Menchú è anche la prima indigena a riceverlo.Il continente americano deve garantire i diritti sia agli indigeni sia a chiunque altro, e la società ha l’obbligo di rispettare le differenze etniche e culturali e di porre fine a queste atrocità. La condanna a Monnt, seppur all’età di 86 anni, è un passo avanti per la giustizia. Il continente americano ha delle ferite molto profonde e difficili da guarire: per anni è stato sparso sangue e le dittature, come quelle di Monnt, Pinochet e Videla (solo per nominarne alcune), hanno commesso crimini enormi, assassinando indigeni, sindacalisti, studenti, giornalisti e intellettuali che stavano cercando di informare il resto del mondo su quello che stava succedendo.  

martedì 7 maggio 2013

EDUCAZIONE SIBERIANA


Educazione siberiana è l’ultimo film del premio Oscar Gabriele Salvatores, tratto dall'omonimo romanzo di Nicolai Lilin. È un esperimento nuovo del regista, che abbandona completamente i suoi passi per giungere in un luogo diverso e quasi sconosciuto: la Transnistria. Educazione Siberiana è la storia di un’amicizia tra due ragazzini, Kolima e Gagarin, che crescono insieme in una comunità arcaica di siberiani; con il crollo del Muro di Berlino e del regime sovietico però anche in Transnistria si inizia a respirare un’aria nuova che altera gli equilibri del loro mondo, il vento dell’ovest porta con sé la moda, la droga e la corruzione, nei cieli della città svettano grattaceli e grandi palazzi accanto agli edifici fatiscenti della gente comune. È proprio durante questo passaggio epocale che crescono i due amici.


Kolima, a differenza di Gagarin, rimarrà sempre fedele all'educazione che gli è stata trasmessa da suo nonno Kuzjia -interpretato dal carismatico John Malkovich- basata su rigide regole: sul rispetto dei deboli, i cosiddetti “voluti da Dio” e sul disprezzo di alcune categorie come la polizia, gli spacciatori e gli usurai. Infatti, secondo quando ci racconta Lilin, nel suo romanzo i siberiani, ai tempi della resistenza contro le oppressioni del governo sovietico, erano gli unici che si opponevano all'arresto, combattendo contro la polizia fino alla morte.Nicolai Lilin in questo libro racconta la sua infanzia, trascorsa in una comunità criminale siberiana, si discute molto però su la veridicità di questi fatti da lui narrati e della storia di questo popolo, gli urka siberiani di cui lui descrive le tradizione e le usanze. Ma la cosa che più mi ha incuriosito è la vicenda dello “stato” della Transnistria (situato tra la Moldavia e l’Ucraina), tra virgolette perché non è una nazione vera e propria, infatti pur avendo dichiarato la sua indipendenza nel 1990, questa non è mai stata riconosciuta a livello internazionale ma di fatto ha una moneta propria, una sua bandiera e un suo governo con il suo esercito e la sua polizia. I pochi che riescono a visitarla raccontano che la città principale  Tiraspol è piena di simboli militari e ci sono statue di Lenin ovunque. L’ex presidente, Igor Smirnov, proprietario della Sheriff srl, possiede praticamente tutto: la benzina, i centri commerciali, la televisione, gli stadi, le squadre di calcio ecc.Il reddito pro capite è di 50 dollari al mese eppure ci sono grattaceli e palazzi. In questo paese si producono e si vende legalmente e illegalmente armi. In questa fucina bellica infatti si riforniscono terroristi, ndrangheta e gruppi mafiosi di tutto il mondo. 

sabato 26 maggio 2012

«Bische, armi al porto e droga. Ecco gli affari della mafia a Ravenna»

«Sono una persona normale in un Paese dove la normalità è diventata una stranezza». Il 36enne Gaetano Alessi, vincitore nel 2011 del premio nazionale di giornalismo Giuseppe Fava, sarà a Ravenna domenica 27 maggio ospite al quarto meeting dell'informazione libera “Il grido della farfalla” del Gruppo dello Zuccherificio (alle 18.30 in piazza San Francesco). Nel 2003 ha fondato il giornale Ad Est iniziando la sua lotta alla mafia fatta di campagne e progetti come quello del giornalismo partecipativo “Mafie e Antimafia” all'università di Bologna. «Solo se abbattiamo il muro del silenzio le mafie andranno a cercarsi terreni più fertili»: nel suo paese, Raffadali (Agrigento), si è scontrato con la famiglia Cuffaro, in particolare con Salvatore, che nel 2008 venne condannato per favoreggiamento a Cosa Nostra. 


Alessi, a Ravenna è già venuto come ospite all'incontro “I cento passi quotidiani”, organizzato sempre dal Gruppo dello Zuccherificio e dagli studenti del liceo classico, parlando della forte presenza delle mafie in Emilia Romagna. Cominciamo da qui: come si sono infiltrate e quali sono i loro traffici?
«Arrivarono negli anni cinquanta con la legge del soggiorno obbligato, crescendo a dismisura. Oggi sono presenti attivamente sul territorio regionale undici mafie: Cosa nostra, 'ndrangheta, camorra, Sacra corona unita, mafia albanese, nigeriana, sudamericana, ucraina, cinese e romena. Più un'ottantina di cosche.La cosa sorprendente è che si dividono il territorio senza farsi guerra, perché vengono in questa regione per guadagnare. I traffici vanno dai grandi appalti pubblici e privati, al traffico di armi, droga, prostituzione, al riciclaggio di denaro anche grazie al paradiso fiscale di San Marino, al movimento terra, alla gestione dei trasporti, al gioco d'azzardo e all'usura. Lo dicono le sentenze e le indagini di polizia e magistratura» 



Per quanto riguarda Ravenna? Ci sono realtà particolari che fanno pensare a coinvolgimenti mafiosi?
«Ravenna è uno dei centri da sempre colpiti da infiltrazione mafiosa. Dalla gestione delle bische clandestine che risale agli anni ottanta, al traffico di armi legato al porto, allo spaccio di stupefacenti. Le mafie hanno gestito la costruzione, l'ampliamento e spesso i servizi di posti come l'aeroporto di Bologna, le case popolari di Modena, Reggio Emilia, Modena, Forlì. Hanno gestito discariche, la costruzione di interi quartieri e strade nel reggiano e nel modenese qualche volta a fianco di colossi come il consorzio cooperative costruzioni».
Cosa si potrebbe fare per rendere il suolo romagnolo inospitale?
«Le mafie arrivano su questo territorio per fare soldi. Il rumore e l'attenzione della gente, diventano pericoli per i loro affari. Il primo passo è quello di far diventare la gente consapevole dell'esistenza di questo problema per poi insegnarle a leggere i segnali di presenza mafiosa. Non fare silenzio: questo è il compito dell'antimafia sociale».
Le mafie riescono ancora a nascondersi?
«In un periodo di crisi economica gli unici ad avere soldi sono le mafie, per questo non riescono più a nascondersi come succedeva fino a pochi anni fa».
E lei perché ha deciso di dedicare la sua vita alla lotta alla mafia?
«Sono figlio della generazione delle stragi. Quando nel 1992 vennero uccisi Falcone e Borsellino per noi ragazzi fu come uno fortissimo schiaffo che ci fece scegliere da che parte stare, infatti molti di noi scelsero di essere parte attiva dell'antimafia. Pochi anni dopo vestii la divisa di sottufficiale nell'operazione “vespri siciliani” per difendere i giudici impegnati nel maxi processo del 1996. Poi, alla fine del mio incarico, mi scontrai con il “cuffarismo”, mi schierai ancora una volta dalla parte della legalità e della giustizia usando però un altro mezzo: la libera stampa. Ancora oggi porto avanti quella scelta fatta da ragazzino con la speranza che la terribile angoscia che abbiamo vissuto, noi ragazzi fondatori di Ad Est, di non sapere cosa ti succederà la notte quando torni a casa, non debba passarla più nessuno». 
Come è nato il giornale Ad Est?
«Nasce sulla spinta di una partigiana, Vittoria Giunti. Il mio era un paese particolare, veniva chiamato la piccola Mosca a causa delle percentuali bulgare che il partito comunista prendeva nelle elezioni. Nel 1998 arrivò la ventata di mafiosità che aveva un nome ben preciso: Salvatore Cuffaro (nel 2010 condannato definitivamente a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio, ndr). Molti scapparono e altrettanti si vendettero. A resistere restò un gruppo di ragazzini e una splendida ragazza di 80 anni, Vitoria Giunti, che decise di combattere la sua terza resistenza. Lei ci diede la forza e il mezzo per non mollare: Ad Est, un folle tentativo di raccontare una società che non voleva essere raccontata».
Recentemente ha pubblicato “Le eredità di Vittoria Giunti”. Chi è stata per lei Vittoria?
«Una donna che c'insegnò che parole come giustizia sociale, solidarietà, conquista dei diritti e utopia non erano solo parole, ma prospettive. Ed imparammo a tenere la testa alta anche quando volavano lettere minatorie, bossoli e minacce, dandoci la certezza che alla fine avremmo vinto noi, perché la nostra era una causa giusta. Ci ha trasmesso la voglia di non arrendersi mai e di continuare ovunque il nostro lavoro contro i "potenti" e in questo momento in Italia il potere più pericoloso a livello politico/economico sono proprio le mafie». 
I giovani oggi sono abbastanza attivi e consapevoli del problema mafia?
«Abbiamo iniziato l'attività antimafia a Ravenna con il Gruppo dello Zuccherificio quasi tre anni fa da "abusivi", eravamo stati invitati ad un assemblea d'istituto del liceo artistico. Successivamente, riuscimmo a parlare con centinaia di ragazzi che poi diedero vita a bellissime iniziative. I ragazzi, sono straordinari e lavoriamo insieme ogni giorno nell'università, per la strada e nei licei. Ogni tanto ho l'impressione che i figli della Resistenza siano nati con sessant'anni di ritardo». 
Dopo vent'anni dalla strage di Capaci cos'è cambiato?
«Sono cambiate tantissime cose, vent'anni fa in Sicilia non si parlava di mafia, solo dopo le stragi è nata l'antimafia sociale, quella dei beni confiscati, dell'addio al pizzo, dei mille giornali locali, di una riappropriazione di dignità e futuro. Se in Sicilia un commerciante paga il pizzo viene buttato fuori da Confindustria, in Emilia Romagna non sempre succede».

Allegra Masciarelli


domenica 22 aprile 2012

Inferno Gulag


I Gulag erano campi di lavoro forzato nati nel periodo degli zar, fin dall'inizio erano il principale metodo di repressione per i detenuti politici che si opponevano alla volontà dei governanti. Con la rivoluzione bolscevica i prigionieri vennero liberati ma con l'arrivo di Lenin tutti i nemici dello stato venivano spediti nei gulag anche se non vi erano prove del loro crimine.
Questi luoghi infernali furono ampliati e la maggior parte di essi si trovava in Siberia, dove criminali ma anche nemici politici, dissidenti,  proprietari terrieri- i cosiddetti Kulaki- e imprenditori venivano condannati a morte certa per le condizioni di vita difficilissime a causa della mancanza di cibo, del clima e del lavoro estremo. 

Dopo la morte di Lenin, Stalin prese il potere, intorno agli anni 1924-1928 e con il passare degli anni eliminò tutti gli oppositori; gli storici non sono ancora riusciti a trovare un punto d'accordo sul numero delle vittime ma la stima è tra i dieci e i sessanta milioni. Il suo obiettivo era quello di far diventare URSS una grandissima potenza industriale, militare e politica. Stalin portò a termine il suo progetto grazie alla repressione. Sotto la sua guida i gulag ospitavano un mare di prigionieri. 
L'articolo 58 della Costituzione stabiliva che ogni tipo di comportamento controrivoluzionario venisse punito molto severamente. Si veniva spediti nei campi di lavoro per i motivi più disparati e assurdi come per essere arrivati tardi al lavoro o per aver rubato chicchi di grano da campi già mietuti, soprattutto le donne venivano accusate di questo. Stalin fece addirittura inventare documenti che accusassero gli oppositori per alto tradimento, come per esempio il rivoluzionario Lev Trotsky, nonché fondatore dell'Armata rossa, in seguito a discussioni con Stalin fu espulso dal partito e, fuggito in Messico, venne ucciso nel 1940 da un agente stalinista con una piccozza che gli sfondò il cranio. 
Il lavoro più comune nei gulag era in miniera, ogni prigioniero doveva produrre tredicimila chili di materiale al giorno! Se non si raggiungeva quella quota si riceveva ancora meno cibo. Le condizioni erano talmente dure che alcuni arrivano perfino ad amputarsi un arto per un po' di riposo!
Una testimonianza molto forte della vita nei campi di lavoro sono “I racconti della Kolyma” di Salamov che sopravvisse all'esperienza dei gulag e dalla tremenda “ facilità con cui l’uomo si dimentica di essere uomo” . 
Ancora oggi in Russia c'è la “Strada delle ossa”, costruita dai prigionieri dei gulag, di difficile percorrenza dovuta alla scarsa manutenzione e alle temperature polari di quella zona. Moltissimi furono i caduti in questa folle e disumana impresa, la terra, la pietra e i corpi dei morti sono un tutt'uno e ancora oggi la strada è conosciuta con questo nome.
Il premio nobel Solzenicyn nel suo capolavoro “Arcipelago Gulag” ripercorre tutto la storia del comunismo nell'URSS e l'eliminazione di chi si opponeva ad esso nei campi di concentramento. 

Alcuni definiscono i gulag come il caso estremo dell'arrivismo politico e altri si domandano se è realmente tutto finito soprattutto dopo il caso di Michail Chodorkovskij, un imprenditore russo di origine ebraica, azionista della compagnia petrolifera Yukos. Nel 2003 fu arrestato all'aeroporto Tolmachevo con l'accusa di frode fiscale e bancarotta fraudolenta. Probabilmente imprenditori come lui sono un ostacolo per Putin poiché Chodorkovskij osò criticarlo apertamente. L'azionista in quegli anni era uno degli uomini più ricchi della Russia. Lui stesso descrive la prigione come: «una lente d’ingrandimento dei processi sociali: oggi si trovano in galera non tanto ladri di strada e pedofili, ma uomini d’affari vittime dello Stato che ha confiscato i lori beni e la loro vita». 

Wild Honey            




venerdì 20 aprile 2012

Quirra: una regione avvelenata




Quirra, piccola e poco conosciuta zona a sud-est della Sardegna, tra la provincia di Cagliari e quella dell’Ogliastra, fin dal 1956 ospita un poligono per la sperimentazione di razzi, velivoli e missili militari. Risultati inquietanti emergono dalla riesumazione di diciotto cadaveri: in dodici soggetti è stata trovata una quantità superiore alla norma di torio (un metallo radioattivo). Le persone decedute a causa di questo elemento chimico sembrano essere più di 150. Dati allarmanti erano già emersi nel 2000 riguardo all'insorgenza di tumori, leucemia e malformazioni tra militari, pastori e abitanti dei piccoli centri vicini. Da quel momento si iniziò a parlare di “sindrome di Quirra”. Le indagini che si fecero diedero al riguardo risultati differenti, ma grazie alla più recente si è arrivati ad una prima conclusione: i parametri superano di gran lunga la media consentita giacché le sostanze tossiche e radioattive hanno contaminato il suolo, le falde acquifere e l'aria: ciò è dimostrato anche dalle nascite di agnelli e bambini malformati. Altri studi hanno evidenziato la presenza di nanoparticelle di metalli pesanti, generate negli impatti, di inquinanti chimici e di intensissimi campi elettromagnetici.
Tra i venti indagati ci sono gli ex comandanti del poligono, i responsabili sanitari del comando militare, alcuni professori universitari e i membri di un commissione nominata dal Ministero della Difesa che avrebbero dovuto studiare gli effetti della contaminazione dell’uranio.
Il sindaco di Perdasdefogu -dove ha sede il Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze- Walter Mura, anche lui coinvolto nello scandalo, si difende: "Io sono e continuo a rimanere convinto, invece, che nel mio paese si sta bene, che siamo messi meglio di altri, che il poligono non sia tutto inquinato. Mi stanno accusando sostanzialmente di aver espresso un parere diverso da quello di altri. Per questo ho deciso di non nascondermi". Il presidente regionale di Legambiente invece dà l'allarme: "È urgente intervenire subito con la bonifica delle zone più contaminate". La cosa ancora più scandalosa è che non esistevano recinti né cartelli che segnalavano il pericolo!  

Wild Honey

martedì 10 aprile 2012

# SAHEL NOW



Il Sahel è una fascia semi-desertica dell'Africa che sta vivendo una gravissima emergenza. I paesi del Sahel più colpiti sono otto: il Ciad, il Mali, Il Burkina Faso, il Niger,la Mauritania e le regioni settentrionali della Nigeria, del Camerun e del Senegal. Oltre dieci milioni di persone si trovano ad affrontare uno stato di insicurezza alimentare e più di un milione di bambini sono a rischio di malnutrizione acuta. Ogni anno muoiono 645.000 bambini e la malnutrizione è la causa principale; in questi paesi la gente è costretta a vivere senza cibo né acqua a causa dell'alto tasso di desertificazione che li mette in ginocchio con incessanti siccità e di conseguenza carestie.La terra si trasforma in sabbia poiché erosa dal vento e diventa impossibile da coltivare, tutto ciò avviene sia per la mancanza di acqua nel terreno sia per l'eccessivo sfruttamento del suolo. Questo fenomeno, come anche quello della mancanza di cibo si possono frenare ma questi popoli non possiedono i mezzi per combatterli e perciò l'UNICEF ha lanciato l'allarme. Per i primi sei mesi del 2012, l'UNICEF necessita di 67 milioni di dollari, solo per rispondere ai bisogni immediati, per gli interventi complessivi necessari, l'UNICEF stima che occorrano 119,5 milioni di dollari. Finora solo 37,6 milioni sono stati ricevuti grazie anche a personaggi come Gigi Proietti, Klediu Kadiu, Fiorella Mannoia, Andrea lo Cicero e Francesco Totti.  Da anni l'Unicef provvede ad inviare alimenti come il Plumpynut, una barretta che contiene un mix di nutrienti pari a 545 kilocalorie. Ognuna di queste bustine costa solo 36 centesimi. 
Inoltre ad aggravare la situazione già disastrosa è la crisi in Mali provocata dal colpo di stato del ventidue marzo 2012 da parte di un gruppo di soldati. La Costituzione democratica è stata sospesa ed è stato dichiarato il coprifuoco, gli sfollati sono oltre duecento mila che si stanno spostando nelle regioni confinanti del Burkina Faso e del Niger per sfuggire alla fame e agli scontri.  

Wild Honey

domenica 4 marzo 2012

TAV, UNA MONTAGNA DI SOLDI


Giù le mani dalla Val di Susa” è lo slogan dei manifestanti che continuano a protestare incessantemente contro il Tav. Antonio Catricalà, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo Monti, ribadisce fermamente che non sarà concesso nessun referendum.
Il problema è che in gioco c'è la conservazione di un territorio, già a rischio , e di un popolo che sta dimostrando la sua forza e la sua coesione contro gli interessi comuni di “qualcuno”.
Stanno manifestando pacificamente studenti, famiglie, agricoltori e non i cosiddetti black bloc ma la cosa più importante è capire cosa spinge questi cittadini ad organizzarsi e a battersi contro questa infrastruttura e perché lo Stato continui ad opporsi. 

 I No Tav la definiscono un'opera inutile, costosa, inquinante e criminale: la linea ferroviaria prevede una galleria di 23 km attraverso una montagna altamente amiantifera, il Musinè, che sgretolandosi inquinerà l'aria con fibre mortali di amianto, questo minerale se inalato provoca tumori alle vie respiratorie,Una domanda lecita che tutti si stanno ponendo è: dove andranno a finire poi questi detriti?
  L'impresa durerà circa 15 anni, vale a dire una fucina che lavorerà giorno e notte mettendo sulla strada centinaia di camion. 
 I benefici economici sono rilevanti, si dimezzano i tempi di percorrenza: da Torino a Chambery si passa da 152 minuti a 73, da Parigi a Milano da 7 a 4 ore. Inoltre si genera occupazione sul territorio, queste sono opere che consentiranno agli italiani di avere una prospettiva migliore.” sono le parole rilasciate da Mario Monti in una dichiarazione dove però non erano previste domande da parte dei giornalisti. "La Tav è stata ampiamente esaminata - dichiara invece Corrado Clini, ministro dell'ambiente - c'è stato un lungo lavoro esaminato da una commissione presieduta da Mario Virano.” Il Ministro ci tiene a ribadire che è il progetto è coerente con le norme europee ma queste prevedono il consenso delle popolazioni interessante.
"Dobbiamo andare avanti" dice il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Passera (banchiere responsabile della fusione di Banca Intesa e San Paolo IMI).
 La realizzazione della Tav ha un costo di 22 miliardi di euro (l'Europa dovrebbe forse pagare il 30-40% dell'opera), tutto affidato apparentemente a privati, in due parole: General Contractor cioè un'azienda o un individuo che ha un contratto per la realizzazione, in questo caso, di una linea ferroviaria; il contraente generale può eseguire lavori per agenzie governative, se nominato primo contraente. Quindi soldi pubblici che potrebbero andare alla sanità e/o all'istruzione invece che andare ad una linea che sarebbe quasi inutilizzata visto che la linea esistente Torino -Modane è utilizzata solo al 30% e che la Torino- Lyon è stata soppressa per mancanza di passeggeri. Perché un governo si dovrebbe accanire per un progetto così? A chi serve? 
I No Tav hanno già inquadrato la Cmc, cooperativa rossa ravennate, contestata diverse volte per aver ottenuto appalti come quello per l'ampliamento della base americana a Vicenza e per la realizzazione di quella di Sigonella; e per i suoi vecchi rapporti con il politico (jesino) Primo Greganti coinvolto nell'inchiesta mani pulite per aver preso una tangente nell'affare Enel. Sono coinvolte nel Tav anche Rocksoil spa e Impregilo, general contractor di questo progetto e del ponte sullo stretto di Messina. 
C'è forse puzza di tangenti? 

Wild Honey