
I
Gulag erano campi di lavoro forzato nati nel periodo degli zar, fin
dall'inizio erano il principale metodo di repressione per i detenuti
politici che si opponevano alla volontà dei governanti. Con la
rivoluzione bolscevica i prigionieri vennero liberati ma con l'arrivo
di Lenin tutti i nemici dello stato venivano spediti nei gulag
anche se non vi erano prove del loro crimine.
Questi
luoghi infernali furono ampliati e la maggior parte di essi si
trovava in Siberia, dove criminali ma anche nemici politici,
dissidenti, proprietari terrieri- i cosiddetti Kulaki- e
imprenditori venivano condannati a morte certa per le condizioni di
vita difficilissime a causa della mancanza di cibo, del clima e del
lavoro estremo.
Dopo la morte di Lenin, Stalin prese il potere,
intorno agli anni 1924-1928 e con il passare degli anni eliminò
tutti gli oppositori; gli storici non sono ancora riusciti a trovare
un punto d'accordo sul numero delle vittime ma la stima è tra i
dieci e i sessanta milioni. Il suo obiettivo era quello di far
diventare URSS una grandissima potenza industriale, militare e
politica. Stalin portò a termine il suo progetto grazie alla
repressione. Sotto la sua guida i gulag ospitavano un mare di
prigionieri.
L'articolo 58 della Costituzione stabiliva che ogni tipo
di comportamento controrivoluzionario venisse punito molto
severamente. Si veniva spediti nei campi di lavoro per i motivi più
disparati e assurdi come per essere arrivati tardi al lavoro o per
aver rubato chicchi di grano da campi già mietuti, soprattutto le
donne venivano accusate di questo. Stalin fece addirittura inventare
documenti che accusassero gli oppositori per alto tradimento, come
per esempio il rivoluzionario Lev Trotsky, nonché fondatore
dell'Armata rossa, in seguito a discussioni con Stalin fu espulso dal
partito e, fuggito in Messico, venne ucciso nel 1940 da un agente
stalinista con una piccozza che gli sfondò il cranio.
Il lavoro più
comune nei gulag era in miniera, ogni prigioniero doveva produrre
tredicimila chili di materiale al giorno! Se non si raggiungeva
quella quota si riceveva ancora meno cibo. Le condizioni erano
talmente dure che alcuni arrivano perfino ad amputarsi un arto per un
po' di riposo!
Una
testimonianza molto forte della vita nei campi di lavoro sono “I
racconti della Kolyma” di Salamov che sopravvisse all'esperienza
dei gulag e dalla tremenda “ facilità con cui l’uomo si
dimentica di essere uomo” .
Ancora oggi in Russia c'è la “Strada
delle ossa”, costruita dai prigionieri dei gulag, di difficile
percorrenza dovuta alla scarsa manutenzione e alle temperature
polari di quella zona. Moltissimi furono i caduti in questa folle e
disumana impresa, la terra, la pietra e i corpi dei morti sono un
tutt'uno e ancora oggi la strada è conosciuta con questo nome.
Il
premio nobel Solzenicyn nel suo capolavoro “Arcipelago Gulag”
ripercorre tutto la storia del comunismo nell'URSS e l'eliminazione
di chi si opponeva ad esso nei campi di concentramento.
Alcuni definiscono i gulag come il caso estremo dell'arrivismo
politico e altri si domandano se è realmente tutto finito
soprattutto dopo il caso di Michail Chodorkovskij, un imprenditore
russo di origine ebraica, azionista della compagnia petrolifera
Yukos. Nel 2003 fu arrestato all'aeroporto
Tolmachevo
con l'accusa di frode fiscale e bancarotta fraudolenta.
Probabilmente imprenditori come lui sono un ostacolo per Putin
poiché Chodorkovskij osò
criticarlo apertamente. L'azionista in quegli anni era uno degli
uomini più ricchi della Russia. Lui stesso descrive la prigione
come: «una lente d’ingrandimento dei processi sociali: oggi si
trovano in galera non tanto ladri di strada e pedofili, ma uomini
d’affari vittime dello Stato che ha confiscato i lori beni e la
loro vita».
Wild Honey


