Siate sempre capaci di sentire nel più profondo di voi stessi ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo: è la qualità più bella di un rivoluzionario. cit. Che Guevara

sabato 26 maggio 2012

«Bische, armi al porto e droga. Ecco gli affari della mafia a Ravenna»

«Sono una persona normale in un Paese dove la normalità è diventata una stranezza». Il 36enne Gaetano Alessi, vincitore nel 2011 del premio nazionale di giornalismo Giuseppe Fava, sarà a Ravenna domenica 27 maggio ospite al quarto meeting dell'informazione libera “Il grido della farfalla” del Gruppo dello Zuccherificio (alle 18.30 in piazza San Francesco). Nel 2003 ha fondato il giornale Ad Est iniziando la sua lotta alla mafia fatta di campagne e progetti come quello del giornalismo partecipativo “Mafie e Antimafia” all'università di Bologna. «Solo se abbattiamo il muro del silenzio le mafie andranno a cercarsi terreni più fertili»: nel suo paese, Raffadali (Agrigento), si è scontrato con la famiglia Cuffaro, in particolare con Salvatore, che nel 2008 venne condannato per favoreggiamento a Cosa Nostra. 


Alessi, a Ravenna è già venuto come ospite all'incontro “I cento passi quotidiani”, organizzato sempre dal Gruppo dello Zuccherificio e dagli studenti del liceo classico, parlando della forte presenza delle mafie in Emilia Romagna. Cominciamo da qui: come si sono infiltrate e quali sono i loro traffici?
«Arrivarono negli anni cinquanta con la legge del soggiorno obbligato, crescendo a dismisura. Oggi sono presenti attivamente sul territorio regionale undici mafie: Cosa nostra, 'ndrangheta, camorra, Sacra corona unita, mafia albanese, nigeriana, sudamericana, ucraina, cinese e romena. Più un'ottantina di cosche.La cosa sorprendente è che si dividono il territorio senza farsi guerra, perché vengono in questa regione per guadagnare. I traffici vanno dai grandi appalti pubblici e privati, al traffico di armi, droga, prostituzione, al riciclaggio di denaro anche grazie al paradiso fiscale di San Marino, al movimento terra, alla gestione dei trasporti, al gioco d'azzardo e all'usura. Lo dicono le sentenze e le indagini di polizia e magistratura» 



Per quanto riguarda Ravenna? Ci sono realtà particolari che fanno pensare a coinvolgimenti mafiosi?
«Ravenna è uno dei centri da sempre colpiti da infiltrazione mafiosa. Dalla gestione delle bische clandestine che risale agli anni ottanta, al traffico di armi legato al porto, allo spaccio di stupefacenti. Le mafie hanno gestito la costruzione, l'ampliamento e spesso i servizi di posti come l'aeroporto di Bologna, le case popolari di Modena, Reggio Emilia, Modena, Forlì. Hanno gestito discariche, la costruzione di interi quartieri e strade nel reggiano e nel modenese qualche volta a fianco di colossi come il consorzio cooperative costruzioni».
Cosa si potrebbe fare per rendere il suolo romagnolo inospitale?
«Le mafie arrivano su questo territorio per fare soldi. Il rumore e l'attenzione della gente, diventano pericoli per i loro affari. Il primo passo è quello di far diventare la gente consapevole dell'esistenza di questo problema per poi insegnarle a leggere i segnali di presenza mafiosa. Non fare silenzio: questo è il compito dell'antimafia sociale».
Le mafie riescono ancora a nascondersi?
«In un periodo di crisi economica gli unici ad avere soldi sono le mafie, per questo non riescono più a nascondersi come succedeva fino a pochi anni fa».
E lei perché ha deciso di dedicare la sua vita alla lotta alla mafia?
«Sono figlio della generazione delle stragi. Quando nel 1992 vennero uccisi Falcone e Borsellino per noi ragazzi fu come uno fortissimo schiaffo che ci fece scegliere da che parte stare, infatti molti di noi scelsero di essere parte attiva dell'antimafia. Pochi anni dopo vestii la divisa di sottufficiale nell'operazione “vespri siciliani” per difendere i giudici impegnati nel maxi processo del 1996. Poi, alla fine del mio incarico, mi scontrai con il “cuffarismo”, mi schierai ancora una volta dalla parte della legalità e della giustizia usando però un altro mezzo: la libera stampa. Ancora oggi porto avanti quella scelta fatta da ragazzino con la speranza che la terribile angoscia che abbiamo vissuto, noi ragazzi fondatori di Ad Est, di non sapere cosa ti succederà la notte quando torni a casa, non debba passarla più nessuno». 
Come è nato il giornale Ad Est?
«Nasce sulla spinta di una partigiana, Vittoria Giunti. Il mio era un paese particolare, veniva chiamato la piccola Mosca a causa delle percentuali bulgare che il partito comunista prendeva nelle elezioni. Nel 1998 arrivò la ventata di mafiosità che aveva un nome ben preciso: Salvatore Cuffaro (nel 2010 condannato definitivamente a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio, ndr). Molti scapparono e altrettanti si vendettero. A resistere restò un gruppo di ragazzini e una splendida ragazza di 80 anni, Vitoria Giunti, che decise di combattere la sua terza resistenza. Lei ci diede la forza e il mezzo per non mollare: Ad Est, un folle tentativo di raccontare una società che non voleva essere raccontata».
Recentemente ha pubblicato “Le eredità di Vittoria Giunti”. Chi è stata per lei Vittoria?
«Una donna che c'insegnò che parole come giustizia sociale, solidarietà, conquista dei diritti e utopia non erano solo parole, ma prospettive. Ed imparammo a tenere la testa alta anche quando volavano lettere minatorie, bossoli e minacce, dandoci la certezza che alla fine avremmo vinto noi, perché la nostra era una causa giusta. Ci ha trasmesso la voglia di non arrendersi mai e di continuare ovunque il nostro lavoro contro i "potenti" e in questo momento in Italia il potere più pericoloso a livello politico/economico sono proprio le mafie». 
I giovani oggi sono abbastanza attivi e consapevoli del problema mafia?
«Abbiamo iniziato l'attività antimafia a Ravenna con il Gruppo dello Zuccherificio quasi tre anni fa da "abusivi", eravamo stati invitati ad un assemblea d'istituto del liceo artistico. Successivamente, riuscimmo a parlare con centinaia di ragazzi che poi diedero vita a bellissime iniziative. I ragazzi, sono straordinari e lavoriamo insieme ogni giorno nell'università, per la strada e nei licei. Ogni tanto ho l'impressione che i figli della Resistenza siano nati con sessant'anni di ritardo». 
Dopo vent'anni dalla strage di Capaci cos'è cambiato?
«Sono cambiate tantissime cose, vent'anni fa in Sicilia non si parlava di mafia, solo dopo le stragi è nata l'antimafia sociale, quella dei beni confiscati, dell'addio al pizzo, dei mille giornali locali, di una riappropriazione di dignità e futuro. Se in Sicilia un commerciante paga il pizzo viene buttato fuori da Confindustria, in Emilia Romagna non sempre succede».

Allegra Masciarelli


domenica 22 aprile 2012

Inferno Gulag


I Gulag erano campi di lavoro forzato nati nel periodo degli zar, fin dall'inizio erano il principale metodo di repressione per i detenuti politici che si opponevano alla volontà dei governanti. Con la rivoluzione bolscevica i prigionieri vennero liberati ma con l'arrivo di Lenin tutti i nemici dello stato venivano spediti nei gulag anche se non vi erano prove del loro crimine.
Questi luoghi infernali furono ampliati e la maggior parte di essi si trovava in Siberia, dove criminali ma anche nemici politici, dissidenti,  proprietari terrieri- i cosiddetti Kulaki- e imprenditori venivano condannati a morte certa per le condizioni di vita difficilissime a causa della mancanza di cibo, del clima e del lavoro estremo. 

Dopo la morte di Lenin, Stalin prese il potere, intorno agli anni 1924-1928 e con il passare degli anni eliminò tutti gli oppositori; gli storici non sono ancora riusciti a trovare un punto d'accordo sul numero delle vittime ma la stima è tra i dieci e i sessanta milioni. Il suo obiettivo era quello di far diventare URSS una grandissima potenza industriale, militare e politica. Stalin portò a termine il suo progetto grazie alla repressione. Sotto la sua guida i gulag ospitavano un mare di prigionieri. 
L'articolo 58 della Costituzione stabiliva che ogni tipo di comportamento controrivoluzionario venisse punito molto severamente. Si veniva spediti nei campi di lavoro per i motivi più disparati e assurdi come per essere arrivati tardi al lavoro o per aver rubato chicchi di grano da campi già mietuti, soprattutto le donne venivano accusate di questo. Stalin fece addirittura inventare documenti che accusassero gli oppositori per alto tradimento, come per esempio il rivoluzionario Lev Trotsky, nonché fondatore dell'Armata rossa, in seguito a discussioni con Stalin fu espulso dal partito e, fuggito in Messico, venne ucciso nel 1940 da un agente stalinista con una piccozza che gli sfondò il cranio. 
Il lavoro più comune nei gulag era in miniera, ogni prigioniero doveva produrre tredicimila chili di materiale al giorno! Se non si raggiungeva quella quota si riceveva ancora meno cibo. Le condizioni erano talmente dure che alcuni arrivano perfino ad amputarsi un arto per un po' di riposo!
Una testimonianza molto forte della vita nei campi di lavoro sono “I racconti della Kolyma” di Salamov che sopravvisse all'esperienza dei gulag e dalla tremenda “ facilità con cui l’uomo si dimentica di essere uomo” . 
Ancora oggi in Russia c'è la “Strada delle ossa”, costruita dai prigionieri dei gulag, di difficile percorrenza dovuta alla scarsa manutenzione e alle temperature polari di quella zona. Moltissimi furono i caduti in questa folle e disumana impresa, la terra, la pietra e i corpi dei morti sono un tutt'uno e ancora oggi la strada è conosciuta con questo nome.
Il premio nobel Solzenicyn nel suo capolavoro “Arcipelago Gulag” ripercorre tutto la storia del comunismo nell'URSS e l'eliminazione di chi si opponeva ad esso nei campi di concentramento. 

Alcuni definiscono i gulag come il caso estremo dell'arrivismo politico e altri si domandano se è realmente tutto finito soprattutto dopo il caso di Michail Chodorkovskij, un imprenditore russo di origine ebraica, azionista della compagnia petrolifera Yukos. Nel 2003 fu arrestato all'aeroporto Tolmachevo con l'accusa di frode fiscale e bancarotta fraudolenta. Probabilmente imprenditori come lui sono un ostacolo per Putin poiché Chodorkovskij osò criticarlo apertamente. L'azionista in quegli anni era uno degli uomini più ricchi della Russia. Lui stesso descrive la prigione come: «una lente d’ingrandimento dei processi sociali: oggi si trovano in galera non tanto ladri di strada e pedofili, ma uomini d’affari vittime dello Stato che ha confiscato i lori beni e la loro vita». 

Wild Honey            




venerdì 20 aprile 2012

Quirra: una regione avvelenata




Quirra, piccola e poco conosciuta zona a sud-est della Sardegna, tra la provincia di Cagliari e quella dell’Ogliastra, fin dal 1956 ospita un poligono per la sperimentazione di razzi, velivoli e missili militari. Risultati inquietanti emergono dalla riesumazione di diciotto cadaveri: in dodici soggetti è stata trovata una quantità superiore alla norma di torio (un metallo radioattivo). Le persone decedute a causa di questo elemento chimico sembrano essere più di 150. Dati allarmanti erano già emersi nel 2000 riguardo all'insorgenza di tumori, leucemia e malformazioni tra militari, pastori e abitanti dei piccoli centri vicini. Da quel momento si iniziò a parlare di “sindrome di Quirra”. Le indagini che si fecero diedero al riguardo risultati differenti, ma grazie alla più recente si è arrivati ad una prima conclusione: i parametri superano di gran lunga la media consentita giacché le sostanze tossiche e radioattive hanno contaminato il suolo, le falde acquifere e l'aria: ciò è dimostrato anche dalle nascite di agnelli e bambini malformati. Altri studi hanno evidenziato la presenza di nanoparticelle di metalli pesanti, generate negli impatti, di inquinanti chimici e di intensissimi campi elettromagnetici.
Tra i venti indagati ci sono gli ex comandanti del poligono, i responsabili sanitari del comando militare, alcuni professori universitari e i membri di un commissione nominata dal Ministero della Difesa che avrebbero dovuto studiare gli effetti della contaminazione dell’uranio.
Il sindaco di Perdasdefogu -dove ha sede il Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze- Walter Mura, anche lui coinvolto nello scandalo, si difende: "Io sono e continuo a rimanere convinto, invece, che nel mio paese si sta bene, che siamo messi meglio di altri, che il poligono non sia tutto inquinato. Mi stanno accusando sostanzialmente di aver espresso un parere diverso da quello di altri. Per questo ho deciso di non nascondermi". Il presidente regionale di Legambiente invece dà l'allarme: "È urgente intervenire subito con la bonifica delle zone più contaminate". La cosa ancora più scandalosa è che non esistevano recinti né cartelli che segnalavano il pericolo!  

Wild Honey

martedì 10 aprile 2012

# SAHEL NOW



Il Sahel è una fascia semi-desertica dell'Africa che sta vivendo una gravissima emergenza. I paesi del Sahel più colpiti sono otto: il Ciad, il Mali, Il Burkina Faso, il Niger,la Mauritania e le regioni settentrionali della Nigeria, del Camerun e del Senegal. Oltre dieci milioni di persone si trovano ad affrontare uno stato di insicurezza alimentare e più di un milione di bambini sono a rischio di malnutrizione acuta. Ogni anno muoiono 645.000 bambini e la malnutrizione è la causa principale; in questi paesi la gente è costretta a vivere senza cibo né acqua a causa dell'alto tasso di desertificazione che li mette in ginocchio con incessanti siccità e di conseguenza carestie.La terra si trasforma in sabbia poiché erosa dal vento e diventa impossibile da coltivare, tutto ciò avviene sia per la mancanza di acqua nel terreno sia per l'eccessivo sfruttamento del suolo. Questo fenomeno, come anche quello della mancanza di cibo si possono frenare ma questi popoli non possiedono i mezzi per combatterli e perciò l'UNICEF ha lanciato l'allarme. Per i primi sei mesi del 2012, l'UNICEF necessita di 67 milioni di dollari, solo per rispondere ai bisogni immediati, per gli interventi complessivi necessari, l'UNICEF stima che occorrano 119,5 milioni di dollari. Finora solo 37,6 milioni sono stati ricevuti grazie anche a personaggi come Gigi Proietti, Klediu Kadiu, Fiorella Mannoia, Andrea lo Cicero e Francesco Totti.  Da anni l'Unicef provvede ad inviare alimenti come il Plumpynut, una barretta che contiene un mix di nutrienti pari a 545 kilocalorie. Ognuna di queste bustine costa solo 36 centesimi. 
Inoltre ad aggravare la situazione già disastrosa è la crisi in Mali provocata dal colpo di stato del ventidue marzo 2012 da parte di un gruppo di soldati. La Costituzione democratica è stata sospesa ed è stato dichiarato il coprifuoco, gli sfollati sono oltre duecento mila che si stanno spostando nelle regioni confinanti del Burkina Faso e del Niger per sfuggire alla fame e agli scontri.  

Wild Honey

domenica 4 marzo 2012

TAV, UNA MONTAGNA DI SOLDI


Giù le mani dalla Val di Susa” è lo slogan dei manifestanti che continuano a protestare incessantemente contro il Tav. Antonio Catricalà, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo Monti, ribadisce fermamente che non sarà concesso nessun referendum.
Il problema è che in gioco c'è la conservazione di un territorio, già a rischio , e di un popolo che sta dimostrando la sua forza e la sua coesione contro gli interessi comuni di “qualcuno”.
Stanno manifestando pacificamente studenti, famiglie, agricoltori e non i cosiddetti black bloc ma la cosa più importante è capire cosa spinge questi cittadini ad organizzarsi e a battersi contro questa infrastruttura e perché lo Stato continui ad opporsi. 

 I No Tav la definiscono un'opera inutile, costosa, inquinante e criminale: la linea ferroviaria prevede una galleria di 23 km attraverso una montagna altamente amiantifera, il Musinè, che sgretolandosi inquinerà l'aria con fibre mortali di amianto, questo minerale se inalato provoca tumori alle vie respiratorie,Una domanda lecita che tutti si stanno ponendo è: dove andranno a finire poi questi detriti?
  L'impresa durerà circa 15 anni, vale a dire una fucina che lavorerà giorno e notte mettendo sulla strada centinaia di camion. 
 I benefici economici sono rilevanti, si dimezzano i tempi di percorrenza: da Torino a Chambery si passa da 152 minuti a 73, da Parigi a Milano da 7 a 4 ore. Inoltre si genera occupazione sul territorio, queste sono opere che consentiranno agli italiani di avere una prospettiva migliore.” sono le parole rilasciate da Mario Monti in una dichiarazione dove però non erano previste domande da parte dei giornalisti. "La Tav è stata ampiamente esaminata - dichiara invece Corrado Clini, ministro dell'ambiente - c'è stato un lungo lavoro esaminato da una commissione presieduta da Mario Virano.” Il Ministro ci tiene a ribadire che è il progetto è coerente con le norme europee ma queste prevedono il consenso delle popolazioni interessante.
"Dobbiamo andare avanti" dice il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Passera (banchiere responsabile della fusione di Banca Intesa e San Paolo IMI).
 La realizzazione della Tav ha un costo di 22 miliardi di euro (l'Europa dovrebbe forse pagare il 30-40% dell'opera), tutto affidato apparentemente a privati, in due parole: General Contractor cioè un'azienda o un individuo che ha un contratto per la realizzazione, in questo caso, di una linea ferroviaria; il contraente generale può eseguire lavori per agenzie governative, se nominato primo contraente. Quindi soldi pubblici che potrebbero andare alla sanità e/o all'istruzione invece che andare ad una linea che sarebbe quasi inutilizzata visto che la linea esistente Torino -Modane è utilizzata solo al 30% e che la Torino- Lyon è stata soppressa per mancanza di passeggeri. Perché un governo si dovrebbe accanire per un progetto così? A chi serve? 
I No Tav hanno già inquadrato la Cmc, cooperativa rossa ravennate, contestata diverse volte per aver ottenuto appalti come quello per l'ampliamento della base americana a Vicenza e per la realizzazione di quella di Sigonella; e per i suoi vecchi rapporti con il politico (jesino) Primo Greganti coinvolto nell'inchiesta mani pulite per aver preso una tangente nell'affare Enel. Sono coinvolte nel Tav anche Rocksoil spa e Impregilo, general contractor di questo progetto e del ponte sullo stretto di Messina. 
C'è forse puzza di tangenti? 

Wild Honey

lunedì 13 febbraio 2012

L'IRA FUNESTA DELLA GRECIA


Continuano gli scontri in piazza Syntagma ad Atene per contestare il voto ad Austerity. Il popolo greco si oppone ad un futuro all'insegna dell'austerità: 100 mila i dimostranti per le strade, 60 i feriti e moltissimi gli edifici incendiati.
La manifestazione era cominciata in modo pacifico ma in poco tempo si è trasformata in una guerriglia, i black bloc si sono scatenati con pietre, bottiglie molotov. Negli occhi della gente si vede la disperazione: 15000 licenziamenti istantanei, tagli alle pensioni e ai salari.
Dal 2000 al 2007 la Grecia sembrava una delle economie più in forma dell'UE, il suo Prodotto Interno Lordo cresceva notevolmente e la nazione era il fiore all'occhiello di banche e privati che le concedevano prestiti a più non posso. Ciò che le agenzie di rating ora chiamano spazzatura prima lo valutavano come “A”. Nel 2008 con la crisi finanziaria sono emersi i gravi problemi che erano rimasti nascosti e nel 2010 è venuto fuori che nel 2001 la Grecia avrebbe pagato milioni di dollari alle banche per mascherare la quantità di denaro che richiedeva in prestito per far fronte alle spese. Quindi, la Grecia ha truccato i conti per rientrare nei parametri del Trattato di Maastricht per entrare a far parte dell'euro nel 2001.Il Paese nel 2011 ha registrato un debito pubblico pari al 160% del proprio Prodotto Interno Lordo, i motivi sono principalmente tre: evasione fiscale,mal gestione delle risorse pubbliche e l’impatto della crisi economica del 2007.
Il premier Lucas Papademos ora ha messo la nazione di fronte ad un bivio: banca rotta o caos sociale. Per questo motivo il parlamento ha votato il piano Austerity per ricevere aiuti internazionali (130 miliardi): 199 deputati a favore, 74 contro. Il popolo, strozzato già dalle tasse, a seguito di questa decisione ha dato il via alla rivolta. L'ex premier Papandreu aveva proposto un referendum per quanto riguarda la manovra e l'UE gli ha praticamente imposto le dimissioni, sostituendolo con Papademos (proveniente dalla stessa scuola neoliberista di Mario Monti).
Secondo l'economista turco Roubini la Grecia avrebbe dovuto lasciare l'euro per rompere il circolo vizioso di debiti e tornare ad una moneta nazionale e ad una drastica svalutazione per recuperare la competitività.
Il debito sempre più alto ha reso la Grecia non più appetibile agli investitori, con il rischio di far collassare la nazione e con essa il mercato europeo. Tutto ciò sta già accadendo ed una politica di austerità porterebbe solo ulteriori sofferenze ad un popolo già saturo di sacrifici. Austerity è sinonimo di tagli e privatizzazione che porterà, come sempre, all'arricchimento dei soliti furbi che si arricchiscono a spese dei più poveri. Le mafie potrebbero appropriarsi di servizi pubblici e di appalti ad un prezzo stracciato, grazie all'abbassamento dei prezzi degli immobili e dei terreni, su cui costruire hotel e appartamenti dai quali ricavare ingenti profitti. 

Wild Honey

giovedì 9 febbraio 2012

ORO BLU


Un recente rapporto della Fao rilancia l'emergenza acqua: nel 2050 circa due miliardi di persone potranno restare senz'acqua potabile.
Solo il 3% dell'acqua presente sulla Terra è potabile e il 2,7% di questa è utilizzato dalle industrie e dall'agricoltura .Gli scienziati prevedono, a causa dell'effetto serra, un aumento della temperatura di due gradi centigradi, che comporterà lo scioglimento dei ghiacciai, principali fonti vitali di acqua dolce. Per questo multinazionali dell'acqua come Veolia e Ondeo sono pronte ad appropriarsi dell'oro blu. Anche la Russia, già ricca di petrolio e gas, inizia ad essere consapevole della ricchezza che possiede, visto che il suo vastissimo territorio è pieno di risorse idriche. L'acqua sarà la ricchezza del nuovo millennio, un tesoro più prezioso del petrolio. Il 12 e 13 giugno 2010 gli italiani hanno votato per decidere se privatizzare l'acqua oppure no; i risultati con il referendum sono stati sconvolgenti: il 95,8% della popolazione ha votato “si” per l'acqua come bene comune. A sette mesi di distanza dalla vittoria popolare, i cittadini si sentono traditi in seguito al decreto legge del governo monti secondo il quale il servizio idrico verrà vincolato dalle s.p.a.
La liberalizzazione del servizio idrico porterebbe ad un aumento della bolletta dell’acqua per il 2012 del +7,8%.
Per questo motivo in tutta Italia è partita la campagna di obbedienza civile per il ricalcolo della bolletta e per il rispetto del voto organizzata dal forum Italiano dei movimenti per l’acqua. La Risoluzione ONU del 28 luglio 2010 dichiara che l'acqua è un diritto umano universale e fondamentale.
L'Italia vanta il primato di essere la nazione con l'acqua più buona al mondo ma anche quello di consumare più acqua minerale di qualsiasi altro paese, favorendo così interessi milionari di marchi come Nestlè, Coca Cola, Pepsi Cola (per ogni litro di coca cola sono necessari una decina di litri di oro trasparente) e Danone. Oltre all'acqua si sprecano tonnellate di plastica e non a caso la multinazionale Veolia si occupa anche di rifiuti.
A quanto pare la Sicilia ha deciso di vendere, in cambio di una futile cifra, le sorgenti dei Monti Sicani alla svizzera Nestlè, che da anni sottrae quest'acqua per riempire le bottiglie targate Vera per un giro d'affari di decine di milioni di euro. Girgenti Acque, che gestisce il servizio idrico della provincia di Agrigento, offre ai cittadini dell'acqua imbevibile costringendoli ad usare le bottiglie anche per cucinare. Questo della Sicilia non è l'unico esempio sconvolgente:nell'aprile 2000 la multinazionale statunitense Bechtel , con l'appoggio della Banca Mondiale ottenne dal governo boliviano (in cambio di denaro) la privatizzazione di tutte le risorse idriche di Cochabamba. Il popolo vide un aumento delle tariffe del 300% e si accorse che il governo tutelava gli interessi delle multinazionali facendo pagare anche a chi viveva con due dollari al giorno, un quarto del loro reddito per un diritto naturale, quello dell'acqua. Lo scontro diventò sempre più violento, ci furono moltissime vittime e tanta gente perse arti e/o rimase paralizzata a vita a causa delle bombe che la polizia lanciava per reprimere le protesta. Dopo anni l'acqua tornò nelle mani del popolo che capì che con il suo potere poteva rovesciare un intero sistema: EL PUEBLO UNIDO JAMÁS SERÁ VENCIDO!  


Wild Honey






Lettera del capo indiano Seattle al presidente Usa Franklin Pierce

"Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? L'idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell'aria, lo scintillio dell'acqua sotto il sole come e' che voi potete acquistarli? Ogni parco di questa terra e' sacro per il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ogni ronzio di insetti e' sacro nel ricordo e nell'esperienza del mio popolo. La linfa che cola negli alberi porta con se' il ricordo 
dell'uomo rosso. Noi siamo una parte della terra, e la terra fa parte di noi. I fiori profumati sono i nostri fratelli, il cavallo, la grande aquila sono i nostri fratelli, la cresta rocciosa, il verde dei prati, il calore dei pony e l'uomo appartengono tutti alla stessa famiglia. Quest'acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non e' solamente acqua, per noi e' qualcosa di immensamente significativo: e' il sangue dei nostri padri. 
I fiumi sono nostri fratelli, ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi sostengono le nostre canoe, sfamano i nostri figli. Se vi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordarvi, e insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovrete dimostrare per fiumi lo stesso affetto che dimostrerete ad un fratello. Sappiamo che l'uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte di terra e' uguale all'altra, perche' e' come uno straniero che arriva di notte e alloggia nel posto che piu' gli conviene. La terra non e' suo fratello, anzi e' suo nemico e quando l'ha conquistata va oltre, piu' lontano. 
Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come se fossero semplicemente delle cose da acquistare, prendere e vendere come si fa con i montoni o con le pietre preziose. Il suo appetito divorera' tutta la terra e a lui non restera' che il deserto. 
Non esiste un posto accessibile nelle citta' dell'uomo bianco. Non esiste un posto per vedere le foglie e i fiori sbocciare in primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse e' perche' io sono un selvaggio e non posso capire. Il baccano sembra insultare le orecchie. E quale interesse puo' avere l'uomo a vivere senza ascoltare il rumore delle capre che succhiano l'erba o il chiacchierio delle rane, la notte, attorno ad uno stagno? 
Io sono un uomo rosso e non capisco. L'indiano preferisce il dolce suono del vento che slanciandosi come una freccia accarezza la faccia dello stagno, e preferisce l'odore del vento bagnato dalla pioggia mattutina, o profumato dal pino pieno di pigne. L'aria e' preziosa per l'uomo rosso, giacche' tutte le cose respirano con la stessa aria: le bestie, gli alberi, gli uomini tutti respirano la stesa aria. L'uomo bianco non sembra far caso all'aria che respira. Come un uomo che impiega parecchi giorni a morire resta insensibile alle punture. Ma se noi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordare che l'aria per noi e' preziosa, che l'aria divide il 
suo spirito con tutti quelli che fa vivere. 
Il vento che ha dato il primo alito al Nostro Grande Padre e' lo stesso che ha raccolto il suo ultimo respiro. E se noi vi vendiamo le nostre terre voi dovrete guardarle in modo diverso, tenerle per sacre e considerarle un posto in cui anche l'uomo bianco possa andare a gustare il vento reso dolce dai fiori del prato. Considereremo l'offerta di acquistare le nostre terre. 
Ma se decidiamo di accettare la proposta io porro' una condizione: l'uomo bianco dovra' rispettare le bestie che vivono su questa terra come se fossero suoi fratelli. Che cos'e' l'uomo senza le bestie? 
Se tutte le bestie sparissero, l'uomo morirebbe di una grande solitudine nello spirito. Poiche' cio' che accade alle bestie prima o poi accade anche all' uomo. Tutte le cose sono legate tra loro. Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che essi calpestano e' fatto dalle ceneri dei nostri padri. Affinche' i vostri figli rispettino questa terra, dite loro che essa e' arricchita dalle vite della nostra gente. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri: la terra e' la madre di tutti 
noi. Tutto cio' che di buono arriva dalla terra arriva anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Noi almeno sappiamo questo: la terra non appartiene all'uomo, bensi' e' l'uomo che appartiene alla terra. Questo noi lo sappiamo. Tutte le cose sono legate fra loro come il sangue che unisce i membri della stessa famiglia. Tutte le cose sono legate fra loro. Tutto cio' che si fa per la terra lo si fa per i suoi figli. Non e' l'uomo che ha tessuto le trame della vita: egli ne e' soltanto un filo. Tutto cio' che egli fa alla trama lo fa a se stesso. C'e' una cosa che noi sappiamo e che forse l'uomo bianco scoprira' presto: il nostro Dio e' lo stesso vostro Dio. Voi forse pensate che adesso lo possedete come volete possedere le nostre terre ma non lo potete. Egli e' il Dio dell'uomo e la sua pieta' e' uguale per tutti: tanto per l'uomo bianco quanto per l'uomo rosso. Questa terra per lui e' preziosa. Dov'e' finito il bosco? E' scomparso. Dov'e' finita l'aquila? E' scomparsa. E' la fine della vita e l'inizio della sopravvivenza".