Quirra,
piccola e poco conosciuta zona a sud-est della Sardegna, tra la
provincia di Cagliari e quella dell’Ogliastra, fin dal 1956 ospita
un poligono per la sperimentazione di razzi, velivoli e missili
militari. Risultati inquietanti emergono dalla riesumazione di
diciotto cadaveri: in dodici soggetti è stata trovata una quantità
superiore alla norma di torio (un metallo radioattivo). Le persone
decedute a causa di questo elemento chimico sembrano essere più di
150. Dati allarmanti erano già emersi nel 2000 riguardo
all'insorgenza di tumori, leucemia e malformazioni tra militari,
pastori e abitanti dei piccoli centri vicini. Da quel momento si
iniziò a parlare di “sindrome di Quirra”. Le indagini che si
fecero diedero al riguardo risultati differenti, ma grazie alla più
recente si è arrivati ad una prima conclusione: i parametri superano
di gran lunga la media consentita giacché le sostanze tossiche e
radioattive hanno contaminato il suolo, le falde acquifere e l'aria:
ciò è dimostrato anche dalle nascite di agnelli e bambini
malformati. Altri studi hanno evidenziato la presenza di
nanoparticelle di metalli pesanti, generate negli impatti, di
inquinanti chimici e di intensissimi campi elettromagnetici.
Tra
i venti indagati ci sono gli ex comandanti del poligono, i
responsabili sanitari del comando militare, alcuni professori
universitari e i membri di un commissione nominata dal Ministero
della Difesa che avrebbero dovuto studiare gli effetti della
contaminazione dell’uranio.
Il
sindaco di Perdasdefogu -dove ha sede il Poligono Sperimentale e di
Addestramento Interforze- Walter Mura, anche lui coinvolto nello
scandalo, si difende: "Io sono e continuo a rimanere convinto,
invece, che nel mio paese si sta bene, che siamo messi meglio di
altri, che il poligono non sia tutto inquinato. Mi stanno accusando
sostanzialmente di aver espresso un parere diverso da quello di
altri. Per questo ho deciso di non nascondermi". Il
presidente regionale di Legambiente invece dà l'allarme: "È
urgente intervenire subito con la bonifica delle zone più
contaminate". La cosa ancora più scandalosa è che non
esistevano recinti né cartelli che segnalavano il pericolo!
Wild Honey
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